Zacchèo

Il Vangelo domenicale ancora una volta parla di un pubblicano (considerato pubblico peccatore, malvisto e disprezzato da tutti) che questa volta Gesù incontra mentre entra nella città di Gerico. Volendo vedere il Signore, ma non riuscendoci a causa della bassa statura, Zacchèo (questo il suo nome) decide di salire su un sicomòro. Quando Gesù giunge sotto l’albero, alza lo sguardo e lo chiama per nome: “Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua“.

Il pubblicano scende e lo ospita pieno di gioia.
Mentre tutti mormorano scandalizzati, Zacchèo dà segni di conversione: decide di dare metà di ciò che possiede ai poveri e restituire quanto preso furtivamente, moltiplicandolo per quattro.

Tra i tanti spunti di meditazione che l’episodio offre, fa molto riflettere il rivolgersi di Gesù allo sconosciuto chiamandolo per nome: Zacchèo, che nella lingua ebraica equivale a “puro“, “innocente”. Mentre tutti considerano quell’uomo un grande peccatore, e mentre egli stesso ancora vive nel peccato, Gesù vede oltre e lo chiama “puro”.
Non soltanto lo chiama, gli offre anche la possibilità di esserlo, invitandosi a casa sua.

Si apre il cuore pensando che quando gli altri ci considerano sbagliati, peccatori, immeritevoli, e forse proprio mentre noi stessi stiamo commettendo errori, cadendo nei peccati, perdendo ogni merito, Gesù guarda oltre: ha fiducia in noi, ci vede “puri” offrendoci la possibilità di diventarlo, invitandosi a casa nostra, nella nostra vita.

La folla giudica Zaccheo, lo guarda dall’alto in basso; Gesù, invece, fa il contrario: alza lo sguardo verso di lui; va oltre i difetti e vede la persona; non si ferma al male del passato, ma intravede il bene nel futuro.
È un vero miracolo della misericordia che avviene liturgicamente proprio oggi, durante la Santa Messa: Gesù passa nella nostra vita, vede oltre i nostri limiti e i nostri errori e ci chiede di essere ospitato.
Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua“.

Don Michele Fontana