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(Ri)conoscere

Mentre Giovanni si trova nel fiume Giordano per battezzare, si presenta improvvisamente Gesù.

Dal Vangelo secondo Luca sappiamo il loro legame di parentela: Giovanni è figlio di Elisabetta, la cugina di Maria. Eppure nel vedere Gesù, per due volte dice: “Io non lo conoscevo“.

Certamente non intende rinnegare la parentela. L’affermazione ha un significato più profondo: lo conosceva come suo familiare, ma non ne conosceva la vera missione.

Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è lui che Battezza nello Spirito Santo“.

Dio aiuta, dunque, Giovanni a conoscere Gesù nel suo essere più profondo, nella sua natura divina, e a cogliere il significato della sua opera.

Quanta serenità e pace può avere anche per noi saper riconoscere la presenza di Gesù nella nostra vita, soprattutto nei momenti di difficoltà e di solitudine. Sapere che non siamo soli perché lui è  con noi.

Questa conoscenza dell’altro, frutto della preghiera e dono dello Spirito Santo si estende anche alle altre persone: familiari, parenti, amici.

Molte volte rischiamo di relazionarci male con gli altri, pretendere cose che non possono dare, indirizzarli verso strade sbagliate perché non abbiamo chiaro quale siano la loro vocazione, il progetto di Dio su di loro, la loro missione, i loro compiti.

Saperli (ri)conoscere è  il primo gradino nella scala del bene. Il secondo è parlare, chiedere,  offrire e comportarci con loro secondo la loro specificità agli occhi di Dio.

Don Michele Fontana